

La Gallura (in gallurese Gaddùra, in sardo Gallùra) è una regione storica e geografica della Sardegna. Comprende la parte nord-orientale dell'isola, dal fiume Coghinas a Monte Nieddu a San Teodoro, mantenendo quale limite meridionale il massiccio del Limbara, e include la Costa Smeralda. Centri principali: Olbia, Tempio Pausania, Arzachena, La Maddalena.
Il territorio è oggi compreso nella nuova provincia di Olbia-Tempio (di cui costituisce la parte centrale e più importante) e in parte limitata in provincia di Sassari, mentre in precedenza era compreso prevalentemente nella provincia di Sassari e in minima parte in quella di Nuoro. Il toponimo deriverebbe dall'ebraico galil, "paese d'altura" a volerne sottolineare la natura prevalentemente montuosa (Monte Puntaccia, Monte Abbalata), specie se paragonata a quella pianeggiante o collinare del confinante Logudoro. Anticamente riportata come Gallul, Gallula e poi Gallura. Ricca di roccia granitica levigata dal vento, dalla pioggia e dal mare, specie sulle coste, sculture naturali di forme bizzarre come quella dell'Orso nei pressi di Palau, conferiscono alla Gallura un un aspetto assai originale, molto simile a quello del sud della Corsica e che lascia spazio solo verso nord a fertili pianure. La vegetazione spontanea è formata da macchia mediterranea ( lentischio, cisto, corbezzolo, mirto ecc.). L'interno invece ha un aspetto differente, più riparato dai venti è caratterizzato da imponenti affioramenti granitici e boschi di querce e sughere la cui lavorazione costituisce una delle principali attività produttive.
Non è stata ancora provata la presenza dell'uomo in Gallura nel paleolitico.
L'uomo è arrivato in Sardegna circa 700.000 anni fa, percorrendo il blocco
sardo-corso, dopo aver attraversato lo stretto di mare che si congiunge
all'arcipelago Toscano. È perciò molto probabile la sua presenza anche in
Gallura. La più antica presenza dell'uomo in Gallura risale al neolitico. Ad
Aglientu in località Lu Littaroni e a Cala Corsara nell'isola di Spargi
è stata trovata una grande quantità di ceramica e di ossidiana proveniente dal
Monte Arci. Questo indica, ancora una volta, la Gallura come passaggio
obbligato "dell'oro nero" nell'antichità. Le rotte da e per la Sardegna erano
ben conosciute e le sue risorse richiamavano una massiccia affluenza di genti e
di idee. L'attuale Gallura è stata popolata da genti corse fin dall'antichità
preromana. In epoca nuragica la Gallura ha costituito una testa di ponte per la
diffusione della cultura nuragica nel sud della Corsica e si segnala in
particolare la diffusione e tipicità della tipologia a "corridoio" (imparentata
con le tipologie torreane della vicina Corsica)) e di quella mista
corridoio-tholos), spesso accomunate dall'integrazione tra strutture
architettoniche e rocce circostanti.
Dopo la conquista della Sardegna da parte dei romani (238 a.C.) la città di
fondazione punica di Olbia assume notevole importanza essendo il porto
maggiormente vicino alla penisola, collegato a Calares e Turris Lybissonis.
Dopo il decadimento di Olbia a seguito delle incursioni dei vandali dal 594 ha
una sede vescovile a Phausiana per iniziativa del papa Gregorio Magno, poi
sostituita in periodo giudicale da quella di Civita. La Gallura ha costituito
nel medioevo un giudicato autonomo con capitale Civita (l'odierna Olbia), tra i
quattro in cui era divisa l'isola, esteso a comprendere le Baronie e parte
dell'attuale Nuorese.
In periodo tardo medioevale e aragonese all'abbandono di Civita (che diviene
Terranova) e allo spopolamento delle coste oppresse dalle incursioni piratesche
arabe corrisponde un maggiore sviluppo delle zone interne e della città di
Tempio. Tra il Cinquecento e il Settecento la crescita delle immigrazioni dalla
Corsica (peraltro costanti dall'antichità) ne hanno condizionato il peculiare
carattere che riflette ancora notevoli specificità rispetto al resto della
Sardegna e danno luogo al consolidarsi del dialetto gallurese e alla cultura
degli stazzi.
Nel 1839 la sede vescovile viene trasferita a Tempio che nello stesso periodo
era stata elevata al rango di città (1836) e di capoluogo di provincia (dal
1807 al 1821 e dal 1833 al 1859).
Con la fine dell'ottocento e il 20° secolo con il miglioramento dei
collegamenti e lo sviluppo turistico si è invertita la tendenza insediativa a
favore della fascia costiera (in particolare nel settore compreso tra
Santa Teresa, la Costa Smeralda e San Teodoro) e della città di
Olbia. La Gallura presenta il più elevato reddito pro-capite della Sardegna.
In Gallura si parlano essenzialmente due lingue: il gallurese, dialetto di
chiara origine còrsa e il sardo logudorese nella varietà settentrionale, che ha
comunque assimilato parte del lessico corso e gallurese adattandolo alla
struttura della lingua sarda. In termini di distribuzione geografica il
gallurese, originatosi nell'Alta Gallura, è parlato in quasi tutta la Gallura
(da Viddalba a San Teodoro, fatta eccezione per i centri di Olbia e di Luras,
nonché di parte dell'agro di
Golfo Aranci) mentre il logudorese - che fino al 1400 era diffuso in
tutta la Gallura e nella cui lingua venivano redatti i documenti dei governi
giudicali - è tuttora diffuso a macchia di leopardo: Olbia,
Luras, parte dell'agro di Golfo Aranci,
Padru, Budoni.
Alla Maddalena più propriamente si parla l'isulanu, una variante del Corso
molto prossima a quello parlato nell'entroterra di Bonifacio (Cossu suttaninu).
Ad Aggius si parla
un gallurese particolare, che ha assunto influenze sassaresi nella pronuncia,
mentre Bortigiadas
è ora galluresofono, ma fino a metà del secolo scorso il suo idioma era un
logudorese fortemente corrotto dal gallurese.





