Da Visitare
Complesso di Cabu Abbas
Il monumento è costruito sulla sommità del Monte Colbu, in posizione di ampio dominio
sulla piana e sul golfo di
Olbia.
Descrizione
Il complesso comprende un nuraghe, costruito sul punto più elevato dell'altura, e
un'estesa muraglia che cinge il ciglio del pianoro.
Il piccolo nuraghe (diam. m 8,40 x 8,60; alt. m 2) - realizzato con massi di granito
sbozzati e disposti su file regolari - presenta un ingresso architravato rivolto a S (largh. m
1,20) che introduce in un corridoio strombato (lungh. m 3) sulle pareti del quale si aprono
a d. una piccola nicchia e, a s., una scala (di cui rimangono 9 gradini) che portava al
piano superiore, ora scomparso.
La camera, di pianta leggermente schiacciata (diam. m 3,50 x 3,65), oggi svettata,
presenta due nicchie affrontate sulle pareti s. e d.
In prossimità della parete di fondo è realizzato un pozzo di forma troncoconica profondo
m 2,60 foderato con pietre di piccole dimensioni disposte a filari.
La presenza del pozzo e la scoperta, nel corso degli scavi del 1936, di un bronzetto
raffigurante una donna con anfora sulla testa, hanno indotto il Levi a ritenere che il
nuraghe fosse in realtà una costruzione dedicata al culto delle acque.
Lo stretto pianoro su cui sorge il nuraghe, situato circa 15 m al di sopra della muraglia,
era circondato da una struttura circolare di spessore variabile della quale si conserva ora
un breve tratto a N addossato alla roccia naturale.
La cortina muraria sottostante (lungh. m 220; spess. m 4; alt. m 5,10) - con sviluppo
curvilineo irregolare che ingloba numerosi affioramenti rocciosi - è costruita da due
paramenti con un riempimento interno di piccole pietre. Le strutture murarie presentano,
nella parte inferiore, grandi blocchi di granito ai quali si sovrappongono nei livelli
superiori massi di minori dimensioni.
Due ingressi - aperti rispettivamente a S, verso il golfo, e a N, verso la montagna -
interrompono il percorso della muraglia: il secondo ingresso, protetto da un saliente di
roccia, immette in un corridoio rettilineo coperto da tre lastroni a piattabanda (alt. m 2).
Pozzo sacro di Sa Testa
Il monumento è situato alla periferia dell'abitato di Olbia, a poche centinaia di metri dal
mare, in Gallura, regione della Sardegna nord-orientale.
Descrizione
Il tempio è costituito da un ampio cortile circolare detto "sala del consiglio", un vestibolo,
una scala e una camera a "
tholos" che capta la vena sorgiva. Il cortile (m 8,30 x 7,41) -
lastricato e attraversato da una sottostante canaletta per il deflusso dell'acqua – è
delimitato da un muro circolare (largh. m 0,94; alt. m 0,30) che presenta lungo l'intero
sviluppo un bancone-sedile (largh. m 0,69/0,39; alt. m 0,45); vi si accede attraverso un
ingresso aperto sul lato N e dotato di piccola scala con 4 gradini.
Il vero e proprio tempio a pozzo - edificato con blocchi di schisto, granito e trachite,
accuratamente sbozzati - conserva in parte il vestibolo, realizzato ad un livello inferiore
rispetto al cortile. L'ambiente, trapezoidale (lungh. m 2,62, largh. max m 2,62), presenta
sedili lungo le pareti e il pavimento lastricato attraversato da una canaletta di scolo. Sulla
lato di fondo si apre la scala che, con 17 gradini, conduce alla sorgente. Il vano-scala
presenta una copertura costituita da lastre di granito disposte a piattabanda ad altezza
scalare (riproducendo una sorta di scala rovesciata). La camera del pozzo, circolare
(diam. m 1,25; alt. m 5,25), è costruita con massi disposti su 28 filari regolari in aggetto.
Alla base si trova una pedana (m 0,35) realizzata intorno ad un incavo circolare (diam. m
0,50) da cui scaturisce la vena sorgiva. Al di sopra della cella ipogeica si ergeva una
camera a "tholos", che si conserva per un'altezza massima residua di m 1,65. Il tempio è
databile alla fine del Bronzo Medio – Bronzo Recente – Bronzo Finale – prima Età del
Ferro.
Municipio
Il Municipio è in realtà la riutilizzazione di una villa progettata dall'ingegnere Bruno
Cipelli per la famiglia Colonna, committente anche della villa Clorinda.
Descrizione
Realizzato intorno al 1932, l'edificio ha una pianta rettangolare che sul lato breve
presenta un pronao d'ingresso sovrastato da un balcone cinto da balaustra sul quale si apre
una porta-finestra con due archi. Al di sopra del cornicione aggettante retto da mensole è
visibile la data in numeri romani.
Lungo tutti gli altri prospetti si ripetono paraste che abbracciano i due piani, inquadrando
finestre con archi a tutto sesto o ribassati, completate parzialmente con balconi che
riprendono le caratteristiche di quello principale.
La ricca decorazione è realizzata in calcestruzzo di fabbricazione industriale e mescola
motivi eclettici a qualche richiamo Liberty, soprattutto negli elementi verticali della
cornice conclusiva.
Villa rustica S'Imbalconadu
L'area archeologica è situata su una piccola altura, sulla riva destra del fiume
Padrogianus, a pochi chilometri dalla foce, nelle vicinanze della costa gallurese.
Descrizione

Il complesso, molto danneggiato nella parte settentrionale e orientale per l'apertura di un
tratturo e per la costruzione della strada provinciale, interessa una superficie di circa 1000
mq.
Si presenta come una grande struttura quadrangolare (33 x 30 m di lato), con una ventina
di ambienti organizzati attorno a una corte centrale parzialmente occupata da un edificio
quadrato (9 m di lato).
Le murature sono costruite con blocchi di granito locale e conci posti di taglio ad
intervalli più o meno regolari ("opus africanum"); in alcuni casi si è conservato parte
dell'alzato in mattoni crudi.
Le pavimentazioni sono realizzate con sottili strati di cocciopesto e in alcuni ambienti
con lastricati irregolari.
Gli ambienti II e V hanno restituito una serie di manufatti, tra i quali un torchio e delle
vasche ("calcatoria") collegate con la produzione del vino. Da un ambiente contiguo (VI)
proviene un numero considerevole di frammenti di anfore da trasporto. Lo spazio
rappresenta certamente il magazzino per la conservazione dei prodotti.
In altri due vani comunicanti (I e IV), ubicati nella parte meridionale del complesso, sono
stati rinvenuti i frammenti in basalto di una "meta", di un "catillus" e di una "mola
manuaria". Si può dunque ipotizzare che in questi ambienti si svolgessero le attività di
trasformazione dei cereali per la produzione del pane.

L'edificio quadrato centrale presenta all'interno alcuni ambienti di modeste dimensioni. Il
piccolo edificio, dotato di cucina autonoma con forno in terracotta del tutto simile ai
"tabouna" ancora diffusi in Tunisia, aveva un piano superiore; al di sopra vi era
probabilmente un terrazzo che consentiva di controllare l'intero complesso e parte del
territorio circostante.
La struttura di S'Imbalconadu fu costruita alla fine del II sec. a.C.; l'abbandono fu invece
determinato da una serie di eventi traumatici (incendi, depredazioni) collocati entro la
fine del primo quarto del I secolo a.C.
Gli studiosi interpretano il complesso come una fattoria orientata alla conduzione di un
"fundus". L'edificio centrale fu forse la dimora del conduttore della fattoria. I
ritrovamenti attestano come nella fattoria si praticassero, oltre alla coltivazione dei
cereali, diverse attività collaterali quali l'allevamento e la caccia (ossa di pecore, suini e in
percentuale minore bovini). La produzione vinaria era rivolta all'autoconsumo, ma
potevano praticarsi anche attività di mercato, data la vicinanza della città portuale.
Nell'ambito del territorio di Olbia la fattoria di S'Imbalconadu si inserisce in un quadro
organico di occupazione e sfruttamento impostato dal governo di Roma. Secondo gli
archeologi tale sfruttamento era realizzato attraverso diversi impianti di grandi
dimensioni, come quello indagato, affiancati da una maglia più o meno fitta di case di
servizio. Una trentina di siti che sembrano

mostrare un unico momento di fondazione
durante il periodo repubblicano. Una maglia in progressivo abbandono durante il periodo
imperiale, quando probabilmente, come in altre parti dell'Isola, il sistema fu sostituito
dalle grandi ville tardo-imperiali, collegate coi latifondi e operanti su vasta scala con
manodopera schiavistica.
Le strutture e le dimensioni della fattoria di S'Imbalconadu, in questo processo diacronico
di occupazione degli spazi rurali, potrebbe rappresentare una sorta di anello intermedio.
Nella sua fase d’impianto non si esclude che questo modello, anche se mutuato da quelli
italici, si sia avvalso di manodopera locale di origine punica o sardo-punica, che
assumeva su di sé la direzione delle attività agricole. Una classe ancora legata alle
tradizioni organizzative, costruttive e cultuali preromane, come testimoniano le tecniche
costruttive ed alcuni reperti: tra questi una stele in granito recante il segno punico di
Tanit, rinvenuta nell'edificio quadrato centrale.
Porto Rotondo, Teatro all'aperto
Porto Rotondo è fra i più importanti insediamenti del Consorzio Costa Smeralda, nato nel
1962, che ha profondamente trasformato una zona della Gallura fino allora scarsamente
popolata. I diversi insediamenti furono realizzati in funzione esclusivamente turistica
mediante la progettazione e la realizzazione di un sistema definito e autosufficiente ai
bisogni degli ospiti.
Descrizione
Inaugurato nel 1995, il teatro ha origine da un'idea dello scultore Mario Ceroli, realizzata
dagli architetti Gianfranco Fini e Marina Sotgiu.
È formato da una gradinata semicircolare in granito grezzo e da un palco in legno con un
fondale fisso in muratura, aperto sulla natura con finestre ''serliane'' ad arco ed architrave:
sono evidenti i richiami ai teatri antichi per la presenza di una "frons scenae" della
tradizione romana.
Le derivazioni dalla classicità sono presenti anche nell'esterno attraverso timpani, archi,
obelischi di carattere ornamentale, disegnati con il granito a contrasto con la pietra a
blocchi del muro. Gli accessi e i lati del palcoscenico sono decorati con gli inconfondibili
profili di Ceroli, che inquadrano anche due gruppi di colonne lineari e appena sagomate,
disposti sui bordi del palcoscenico.
Il teatro, capace di 700 posti, ospita spettacoli di vario genere, più numerosi in
concomitanza con altri avvenimenti sportivi o culturali della Costa Smeralda.